La Storia di San Lorenzo

Il clima nel quartiere
In una cantina di via degli Equi si sta preparando il numero di agosto dell'«Unità» clandestina, il giornale del PCI. Allo scantinato si accede da una porticina del retrobottega del bar-latteria Remolo, un locale frequentato dagli anziani del quartiere e divenuto, specie dall'inizio della guerra, un vero e proprio punto d'incontro di oppositori del regime.

Ex edili turatiani, ex fornaciari anarchici, ex operai del marmo comunisti - tutti sanlorenzini puro sangue - trascorrevano i giorni della loro vecchiaia attorno ai tavolini di Remolo ricordando la gioventù e aspettando il crollo di Mussolini.
Nell'interno, dietro al bancone, Romolo D'Onofrio, il padrone del bar, anche lui vecchio antifascista, aveva appeso una grande carta geografica dell'Europa comprendente L'intera Unione Sovietica. L'aveva fissata con le puntine a una parete la mattina del 21 giugno 1941, quando le armate naziste avevano attaccato l'URSS, e ci aveva messo alcune bandierine di carta nere e rosse per indicare i tedeschi (con le nere) e i russi.
Poi aveva detto ai quattro amici che gli erano accanto e l'avevano aiutato a piazzare la carta: « Hitler si è fregato ad attaccare la Russia.
Magari andrà avanti, all'inizio, come Napoleone.
Ma farà la stessa fine e noi da qui controlleremo la situazione, quando quel gran figlio di puttana sarà infilzato dalle baionette dei compagni sovietici qui al bar faremo una festa che durerà una settimana e tutto San Lorenzo berrà gratis. D'accordo?».
La carta geografica i vecchi antifascisti di Remolo l'aggiornavano coi bollettini di guerra ma, soprattutto, col notiziario di Radio-Londra che molti di loro ascoltavano a casa, come potevano. La linea delle bandierine nere aveva galoppato sulle pianure verdi della mappa appesa al muro umido nel retrobottega del bar, aveva lambito Mosca, era arrivata sul Volga e sul Don. Non erano stati anni allegri, per il vecchio D'Onofrio e i suoi clienti-amici del bar, il 1941 e il 1942. Poi, alla fine del 1942, le bandierine rosse s'erano fermate sia a Mosca sia in un posto, più a sud, segnato sulla carta con il nome di Stalingrado e da quel momento la linea nera non era più riuscita ad avanzare di un centimetro. I vecchi del bar avevano brindato con un paio di bicchieri di vino.
una sera del gennaio 1943, quando Radio-Londra aveva annunciato la resa del generale Paulus e della sua terza armata nella sacca di Stalingrado. «E cominciata, gente!» aveva detto D'Onofrio quella sera, spostando indietro le bandierine nere mentre gli altri lo stavano a guardare con gli occhi lucidi. La tipografìa in cantina, da Remolo, ce l'avevano messa nel marzo. La polizia politica fascista era arrivata sulle tracce della redazione clandestina dell'« Unità» in un appartamento del quartiere Prati cosi il partito ne aveva deciso lo spostamento. Il vecchio D'Onofrio si era detto disponibile e dopo qualche perplessità la piccola macchina stampatrice, la linotype e l'attrezzatura della composizione erano state sistemate nella cantina di via degli Equi. La perplessità nasceva dal fatto che, in fondo, tutto il quartiere, e dunque anche la polizia, sapeva che il bar Remolo era frequentato da antifascisti e sovversivi d'ogni tipo. «Benissimo» era stata però la tesi vincente, «ai fascisti non verrà mai in testa che abbiamo messo la tipografia proprio là. »
(Venti angeli sopra Roma, De Simone, Mursia, 1993)
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